Il caldo dell’estate 2026 non ha solo riempito le piscine: ha messo alla prova, ancora una volta, la capacità della logistica italiana di rispondere in tempo reale a picchi di domanda imprevedibili. Secondo i dati interni di Shopify, tra maggio e giugno le vendite di prodotti per il raffrescamento domestico sono cresciute a tripla cifra in diverse categorie, con incrementi che superano il 360% per i dispositivi di terapia caldo/freddo e il 230% per i condizionatori split. Un fenomeno che, oltre alla stagionalità, racconta un’evoluzione più ampia: categorie tradizionalmente legate al punto vendita fisico si spostano sempre più online, spingendo i retailer verso un approccio di unified commerce in cui i canali lavorano insieme per garantire disponibilità e rapidità di consegna.
Dietro ogni picco di acquisto, però, c’è una filiera che deve reggere l’urto.
Un settore che cresce sotto pressione
Il mercato della logistica conto terzi in Italia vale oggi 112,4 miliardi di euro, con una crescita del 1,9% prevista per il 2025 e una proiezione oltre i 117 miliardi per il 2026, secondo l’Osservatorio Contract Logistics del Politecnico di Milano. Un comparto che coinvolge 79.000 aziende, oltre 1,4 milioni di addetti e circa l’8% del PIL nazionale, e che secondo il bollettino Excelsior di Unioncamere si conferma tra i settori più dinamici sul fronte occupazionale, con circa 340 mila ingressi programmati ad aprile 2026.
Una crescita che non è scontata: la situazione geopolitica internazionale ha introdotto variabili che nessun modello previsionale aveva anticipato, accelerando al tempo stesso processi di trasformazione già in corso. Non stupisce quindi che il vero nodo, secondo gli osservatori del settore, resti l’integrazione: qualità dei dati, competenze interne e infrastrutture digitali sono i fattori che oggi fanno la differenza tra un’azienda che subisce la complessità e una che la governa. Un ruolo sempre più centrale in questo scenario è affidato anche ai team commerciali, chiamati a diventare veri connettori tra tecnologia e business, capaci di leggere i dati e anticipare i bisogni dei clienti in un contesto di crescente incertezza.
L’AI nella pianificazione dei trasporti
Sul fronte tecnologico, l’adozione dell’intelligenza artificiale nella logistica sta accelerando rapidamente. Secondo un sondaggio di Boston Consulting Group condotto su oltre 180 aziende di servizi logistici a livello globale, oltre il 40% delle aziende si aspetta ormai che i fornitori di servizi logistici offrano soluzioni basate su IA, e quasi l’80% degli intervistati indica riduzione dei costi e maggiore efficienza come principali motivazioni per la sua adozione. L’ambito più maturo è quello della pianificazione ed esecuzione dei trasporti, dove l’IA ha già raggiunto il 64% di adozione tra i fornitori di servizi logistici, mentre circa il 50% delle aziende ha già implementato soluzioni di IA dedicate al tracciamento e alla visibilità delle merci, con applicazioni che vanno dal rilevamento automatico dei difetti negli imballaggi alla prevenzione degli errori di smistamento.
L’omnicanalità vantaggio competitivo: il caso Macron
Se l’IA agisce a monte, sui processi, l’integrazione tra store fisico ed e-commerce agisce sul fronte dell’esperienza cliente. È il caso della partnership tra Cegid, fornitore di soluzioni cloud per il Retail, e ShippyPro, piattaforma di shipping basata su intelligenza artificiale, che ha dato vita a un modello “from store to door” pensato per orchestrare l’intero percorso tra punto vendita e consegna finale. Tra i brand che hanno adottato questo approccio figura Macron, azienda bolognese leader nell’abbigliamento sportivo, che nel 2025 ha raggiunto un fatturato di 244 milioni di euro rispetto ai 96 milioni del 2018, gestendo oggi una rete di circa 200 Macron Sports Hub nel mondo. Matteo Tassetti, Chief Information Officer dell’azienda, ha spiegato che la sfida principale era quella di semplificare la complessità di corrieri, tariffe e dinamiche diverse da Paese a Paese, individuando in Cegid e ShippyPro due partner in grado di offrire dati, controllo e flessibilità utili ad aprire nuovi mercati e proteggere la marginalità. Un caso che mostra come, per i brand in espansione internazionale, la logistica smetta di essere un costo da contenere e diventi un elemento di customer experience a tutti gli effetti.
La riforma doganale UE
Sul fronte normativo, l’introduzione dal 1° luglio 2026 di un nuovo onere doganale UE di 3 euro sulle importazioni extra-UE di valore pari o inferiore a 150 euro sta già spingendo il settore a ripensare i propri modelli operativi. Secondo Spring GDS, operatore globale nella logistica cross-border, la riforma metterà sotto pressione i modelli ad alto volume e basso margine, accelerando lo spostamento verso reti di fulfilment più regionali e rendendo la competenza doganale un fattore competitivo sempre più rilevante. Tra le azioni indicate come necessarie per i retailer figurano la diversificazione dei modelli di fulfilment, una maggiore visibilità su dazi e imposte già al checkout e una comunicazione più trasparente verso i consumatori su costi e tempi di consegna, tutti elementi che incidono direttamente sulla percezione di affidabilità del brand.
In un mercato dove la gestione delle spedizioni rischia di diventare un collo di bottiglia soprattutto per i venditori in crescita, si inserisce anche l’ingresso in Italia di MyParcel, piattaforma europea di spedizioni e-commerce nata nei Paesi Bassi nel 2010 e oggi utilizzata da oltre 42.000 venditori nel continente. Il lancio italiano avviene in collaborazione con BRT, Poste Italiane e InPost, con l’obiettivo dichiarato di offrire un’interfaccia unica per gestire ordini, spedizioni, tracking e resi. Due segnali che, letti insieme, nuovi oneri normativi da un lato, nuovi strumenti di semplificazione dall’altro, confermano quanto la logistica cross-border sia oggi un terreno di competizione tanto operativo quanto regolatorio.
Il reso non è più un’eccezione, ma un touchpoint
Chiude il quadro il tema del post-acquisto, sempre più centrale nella relazione con il cliente. Secondo uno studio di Manhattan Associates condotto con OpinionWay, gli italiani restituiscono in media 2,8 prodotti l’anno, per un valore complessivo di 149 euro, cifra che sale fino a 234 euro durante il Prime Day e 227 euro nel Black Friday. Le categorie più coinvolte restano abbigliamento, scarpe e accessori ed elettronica di consumo, ambiti in cui l’incertezza pre-acquisto è più alta. Lo studio segnala inoltre come il reso non sia sempre un’esperienza fluida: tra le criticità più citate figurano condizioni troppo restrittive, costi percepiti e tempi di rimborso lunghi. Non stupisce quindi che il 69% degli italiani dichiari di aver già rivenduto prodotti nuovi o poco utilizzati, con Vinted e Depop che intercettano il 41% di questo mercato alternativo. Roberto Vismara, Sales Director Italia di Manhattan Associates, ha osservato che quando condizioni, costi e tempi non sono chiari o coerenti tra canale online e punto vendita fisico, l’effetto non è solo operativo ma logora la fiducia del cliente, spingendolo a cercare percorsi alternativi.
Una logistica che parla sempre più il linguaggio della CX
Dal picco di domanda innescato dal caldo, ai processi di pianificazione assistiti dall’IA, fino alla gestione del reso: i segnali che arrivano dal settore raccontano una logistica che non è più soltanto esecuzione, ma infrastruttura di customer experience. Le aziende che sapranno integrare dati, competenze e nuovi strumenti normativi e tecnologici avranno un vantaggio che va oltre l’efficienza operativa: la capacità di costruire fiducia lungo tutto il customer journey, dal primo clic alla gestione del reso.
Fonti
Shopify – dati interni su vendite e-commerce, maggio-giugno 2026
Boston Consulting Group – sondaggio su oltre 180 aziende di servizi logistici, gennaio 2026
Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” – Politecnico di Milano
Bollettino Excelsior – Unioncamere
Manhattan Associates / OpinionWay – studio su resi e rivendita

