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Fashion e talent gap: come l’AI aiuta a preservare il know-how

Il settore della moda si trova ad affrontare una sfida che riguarda la trasmissione delle competenze specialistiche, in un contesto segnato da una crescente complessità operativa e da modelli di sviluppo sempre più rapidi. È quanto emerge da un’analisi di Lectra, azienda attiva nelle soluzioni di intelligenza industriale per il fashion, che ha individuato quattro trend destinati a ridefinire il rapporto tra talento, conoscenza e innovazione nel settore.

La conoscenza artigianale rischia di uscire dalle aziende

Per decenni lo sviluppo delle collezioni si è basato sull’esperienza individuale di artigiani, designer e specialisti di prodotto, maturata sul campo in anni di pratica. Si tratta di competenze difficili da codificare, documentare o trasferire, che oggi espongono le aziende al rischio di perdere know-how quando i professionisti più esperti vanno in pensione o cambiano lavoro, lasciando i colleghi più giovani senza punti di riferimento. Molte organizzazioni si trovano così a dipendere da poche figure chiave, una condizione che richiederebbe sistemi più strutturati per garantire continuità alla conoscenza.

Le nuove generazioni che entrano nel mondo della moda, dal canto loro, chiedono percorsi di carriera trasparenti, strumenti intuitivi e ambienti in cui l’apprendimento sia integrato nel lavoro quotidiano, mentre spesso si trovano di fronte a sistemi obsoleti e processi non documentati. In questo scenario, secondo Lectra la tecnologia può fungere da ponte tra generazioni: piattaforme strutturate e intuitive permettono a professionisti junior e senior di collaborare integrando le best practice direttamente nei processi, invece di affidarsi al trasferimento informale della conoscenza.

L’intelligenza artificiale amplificatore delle competenze umane

Nicolas Favreau, Vice President Offer Strategy di Lectra, ha dichiarato che la moda non rischia tanto di perdere talento, quanto la capacità di preservare e valorizzare il know-how, garantendo che artigianalità e creatività restino il cuore del settore anche mentre la tecnologia trasforma il modo di lavorare. Favreau ha aggiunto che i brand capaci di combinare competenze umane, trasferimento di conoscenza e innovazione saranno quelli in grado di accelerare l’innovazione e attrarre nuove generazioni di professionisti, e che in questo percorso l’intelligenza artificiale può rendere il patrimonio di conoscenze aziendali più accessibile, condivisibile e scalabile.

Le soluzioni basate sull’AI, integrate nei processi di progettazione, sviluppo e produzione, permettono di standardizzare le best practice e generare insight in tempo reale a supporto delle decisioni, riducendo la dipendenza dall’esperienza individuale. In concreto, l’AI può analizzare dati storici per supportare la selezione dei materiali, ottimizzare la vestibilità dei prodotti e individuare criticità produttive nelle fasi iniziali del processo, consentendo ai team meno esperti di lavorare con maggiore autonomia. I professionisti senior, di conseguenza, possono dedicare più tempo a innovazione, mentoring e pianificazione strategica, mentre processi digitalizzati e flussi di lavoro guidati trasformano la formazione da attività occasionale a percorso continuo. L’AI, inoltre, può essere applicata anche alla manutenzione predittiva e all’ottimizzazione della produzione, riducendo i tempi di inattività.

Secondo una ricerca di Business of Fashion e McKinsey & Company citata da Lectra, entro il 2030 fino al 40% dei lavoratori delle economie avanzate dovrà acquisire nuove competenze o cambiare ruolo per adattarsi all’evoluzione tecnologica, e il settore moda non fa eccezione. Favreau ha concluso che le aziende che sottovalutano il fenomeno del talent gap rischiano di perdere coerenza e capacità di risposta in un mercato sempre più competitivo, mentre i brand che investono sia nelle persone sia nella tecnologia creano le condizioni per una crescita più sostenibile, promuovendo apprendimento continuo e digitalizzazione senza sostituire le competenze umane.