Il settore del commercio online si conferma il principale bersaglio dei criminali informatici a livello globale, spinto dalla diffusione dell‘agentic commerce e degli strumenti autonomi basati sull’intelligenza artificiale. È quanto emerge dall’ultimo State of the Internet (SOTI) Report di Akamai, dal titolo “Securing the agentic storefront: attacks on commerce”.
Secondo il report, a dicembre 2025 quasi la metà (47,9%) del traffico del settore commercio osservato sulla rete globale di Akamai era costituito da bot basati sull’AI. Il comparto continua inoltre a registrare un aumento degli attacchi DDoS a livello applicativo, una crescita degli attacchi alle applicazioni web e una progressiva riduzione del divario tra attacchi tradizionali ed exploit mirati alle API.
Patrick Sullivan, Chief Technology Officer del reparto Security Strategy di Akamai, ha dichiarato che l’azienda sta proteggendo una frontiera digitale in cui il cliente è sempre più spesso un agente AI che opera per conto dell’utente umano, e ha sottolineato la necessità per i responsabili della sicurezza di adottare una “prontezza agentica” capace di accogliere l’intelligenza artificiale legittima bloccando in modo aggressivo i bot dannosi.
Frodi agentiche e vulnerabilità delle API in crescita
Pam Lindemoen, Chief Security Officer e vicepresidente Strategy di RH-ISAC, ha spiegato che gli agenti di shopping autonomi basati sull’AI stanno generando problemi di isolamento dei segnali, poiché imitano fedelmente i micro-comportamenti umani. Il report segnala tattiche di hijacking degli agenti per compromettere assistenti AI legittimi e sottrarre credenziali di pagamento memorizzate, oltre alla diffusione di frodi di identità sintetica basate su LLM, i cosiddetti account “Frankenstein”, capaci di aggirare i sistemi di difesa statici.
Sul fronte dell’automazione, i crawler di addestramento AI rappresentano oltre il 70% dei fattori scatenanti dei bot nel settore commercio, con OpenAI, ByteDance e Anthropic tra i bot più osservati. Le aziende del settore hanno classificato oltre il 90% dell’attività bot come “da monitorare”, ma hanno lasciato passare senza restrizioni tre quarti di quell’attività, esponendosi a rischi significativi.
Il report evidenzia anche un aumento del 9% su base annua degli attacchi web alle API: l’85% degli intervistati del settore commercio ha subito almeno un incidente relativo alle API nell’ultimo anno, ma solo il 22% sa quali API espongono dati sensibili. Gli attacchi DDoS Level 7 hanno colpito il settore quasi 3mila miliardi di volte nel 2025, con l’84% del volume concentrato nel retail. Tra novembre 2025 e aprile 2026, malware e phishing hanno rappresentato rispettivamente il 56,5% e il 37,6% degli attacchi agli endpoint, con il volume medio giornaliero di phishing salito da 56.600 a febbraio a 134.600 ad aprile.
Le contromisure indicate da Akamai
Per contrastare queste minacce, il report propone ai CISO una roadmap che prevede il mappatura continua del patrimonio API per colmare le lacune di visibilità sui dati sensibili, il superamento dei modelli binari “consenti/blocca” a favore di una governance basata sui rischi, l’adozione della microsegmentazione per limitare il movimento laterale degli attacchi — oggi diffusa solo nel 35% delle aziende contro il 92% che utilizza segmentazione di rete standard — e l’integrazione tra i team di cybersecurity e prevenzione delle frodi, con biometria comportamentale in tempo reale, autenticazione a più fattori basata sui rischi e kill switch automatizzati.





