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E-commerce B2B: il nodo dell’automazione dei processi

Nel commercio B2B la presenza digitale non è più un problema, il vero nodo riguarda ciò che accade dietro le interfacce: processi, dati e sistemi che spesso restano frammentati e ancora fortemente dipendenti da attività manuali.

È uno dei messaggi chiave che emerge dal report B2B E-commerce Compass 2026 pubblicato da Shopware, che analizza lo stato di maturità del commercio digitale tra le aziende B2B. Nonostante la diffusione ormai ampia di portali e canali online, il funzionamento operativo delle organizzazioni rimane spesso incompleto e poco integrato. Secondo l’analisi, il 60% delle aziende dispone di canali digitali attivi, ma tra il 26% e il 75% delle richieste standard — come preventivi, riordini o aggiornamenti di stato — continua a essere gestito manualmente. Questo squilibrio produce un ecosistema ibrido in cui interfacce digitali moderne convivono con workflow interni poco automatizzati, con impatti diretti su efficienza, scalabilità e marginalità.

Digitale diffuso, maturità operativa ancora limitata

Il report evidenzia un paradosso ormai ricorrente nel B2B: la digitalizzazione dei touchpoint non coincide con una reale trasformazione dei modelli operativi. Molte aziende hanno aperto portali clienti e piattaforme e-commerce, ma senza intervenire in modo strutturale sull’integrazione tra sistemi core: ERP, CRM, PIM, sistemi logistici e piattaforme di vendita. Il risultato è che l’e-commerce viene spesso trattato come un canale aggiuntivo, invece che come una parte integrata del modello operativo. Questa distanza tra ambizione digitale e capacità organizzativa è uno dei principali limiti alla crescita del commercio B2B online. Anche quando l’interfaccia cliente è efficiente, la mancanza di integrazione tra dati e processi genera attriti operativi, rallenta le risposte e aumenta il lavoro manuale.

Buyer sempre più digitali

Nel frattempo le aspettative degli acquirenti continuano a evolversi rapidamente. Secondo il report, il 73% dei buyer B2B preferisce effettuare ordini online e l’83% si aspetta portali self-service completi e trasparenti, in grado di fornire informazioni aggiornate su prezzi, disponibilità e stato degli ordini. Questo cambiamento sta avvicinando sempre più il comportamento dei buyer B2B a quello dei clienti B2C. I percorsi di acquisto diventano sempre più autonomi e digital-first, mentre il supporto commerciale viene richiesto solo per decisioni più complesse o negoziazioni contrattuali. Quando queste aspettative non vengono soddisfatte, il rischio competitivo è immediato: i buyer tendono a spostarsi verso marketplace o fornitori in grado di offrire maggiore trasparenza e rapidità.

La nuova priorità: resilienza digitale

Secondo Shopware, il passaggio chiave per il 2026 riguarda il concetto di resilienza digitale. Non si tratta più semplicemente di attivare canali online, ma di costruire un’architettura digitale capace di sostenere la complessità del commercio B2B. Come spiega Rob Zuiderhoek, Director International Sales di Shopware: “Il 2026 segna il passaggio da una logica di semplice digitalizzazione a una vera resilienza digitale. Non è più sufficiente essere presenti online: le aziende devono integrare in modo strutturale dati, processi e automazione.” La resilienza digitale implica la capacità di adattarsi rapidamente alle variazioni della domanda, alla complessità dei cataloghi e alla pressione competitiva, mantenendo al tempo stesso controllo operativo e sostenibilità dei costi.

Il ruolo crescente di dati e intelligenza artificiale

Un altro elemento centrale emerso dal report riguarda il ruolo dei dati e dell’intelligenza artificiale nei modelli di commercio B2B. Molte organizzazioni hanno iniziato a utilizzare strumenti di AI per attività specifiche – come la generazione di contenuti, l’arricchimento dei dati di prodotto o l’ottimizzazione SEO – ma senza intervenire sulle fondamenta operative. Secondo lo studio, l’83% delle aziende utilizza già l’AI per la creazione di testi e il 65% per la gestione delle informazioni di prodotto, ma l’89% segnala difficoltà legate a qualità dei dati, integrazione dei sistemi e implementazione operativa. Questo evidenzia un altro punto critico: l’adozione dell’AI è spesso più rapida della capacità organizzativa di integrarla nei processi aziendali.

Dal commercio digitale al commercio intelligente

Il report individua infine un’evoluzione più ampia del modello di commercio B2B: il passaggio verso quello che viene definito intelligent commerce, basato su tre pilastri fondamentali:

  • integrazione reale tra sistemi aziendali
  • qualità e governance dei dati
  • automazione dei processi supportata dall’AI

Queste basi permettono di evolvere progressivamente verso modelli più avanzati di automazione operativa, fino alle prime forme di agentic commerce, in cui agenti AI possono supportare o eseguire attività specifiche come la verifica dei prezzi, il forecasting o il suggerimento di riordini. Non si tratta di un cambiamento immediato, ma di un percorso di maturità progressivo che richiede infrastrutture dati affidabili e architetture digitali integrate.

Un mercato digitale ancora in trasformazione

Il quadro che emerge dal B2B E-commerce Compass 2026 è chiaro: la trasformazione digitale del commercio B2B è ormai avviata, ma resta incompleta. Molte aziende hanno costruito la presenza online, ma non hanno ancora trasformato il proprio modello operativo. La sfida dei prossimi anni sarà colmare questo divario tra interfaccia digitale e infrastruttura organizzativa. In altre parole, il futuro del commercio B2B non dipenderà solo dalla tecnologia adottata, ma dalla capacità delle organizzazioni di allineare persone, processi, dati e piattaforme in un sistema realmente integrato e scalabile.