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La frammentazione è un sintomo, non una diagnosi

di Letizia Olivari

Chi si occupa di customer experience sente ripetere sempre più spesso la stessa diagnosi: troppi canali, troppe piattaforme, troppi sistemi che non dialogano tra loro. La cura che ne segue è quasi sempre la stessa: integrare, consolidare, unificare. Sono interventi legittimi, ma agiscono solo su ciò che si vede e non vanno alla radice delle cause. La frammentazione è l’effetto visibile di scelte organizzative prese altrove, spesso anni prima, e finché ci si limita a curare l’effetto il quadro tende a ricomporsi da solo.

Un’architettura costruita a strati, non progettata

Nessuno ha mai deciso di avere una dozzina di strumenti che non si parlano. Ogni acquisto aveva la sua ragione: un reparto con un’esigenza, un fornitore che la soddisfaceva, un budget disponibile. Sommati nel tempo, questi acquisti hanno prodotto un’architettura che nessuno ha disegnato. Lo conferma la CIO Edge Survey 2025 di ADAPT: il 68% dei responsabili dei sistemi informativi prevede di consolidare i fornitori, in molti casi puntando a ridurli del 20%, perché acquisti frammentati tra marketing, vendite, servizio e IT hanno lasciato strumenti sovrapposti e dati scollegati. Anche il  rapporto State of Service Seventh Edition di Salesforce, basato su 6.500 professionisti, mostra che le linee di frattura seguono i confini tra funzioni: tra chi già usava l’AI, circa il 30% descrive la tecnologia di servizio e quella di marketing come separate, con connessioni limitate o assenti. La frammentazione, prima di essere tecnologica, segue l’organigramma.

Nessuno possiede il percorso, molti ne possiedono un pezzo

Ogni team ottimizza il proprio canale, il proprio indicatore, il proprio strumento. Il cliente, invece, non vive per funzioni: vive un percorso unico, e si accorge delle cuciture quando deve ripetere la stessa storia a persone diverse. Il rapporto The State of Service, Q3 2026 di SAP riporta che il 46% dei responsabili del servizio mette tra le priorità il miglioramento della collaborazione e dei passaggi di consegna tra marketing, vendite e servizio. Richiama poi un’altra ricerca di SAP, secondo cui il 75% dei consumatori è infastidito dalle aziende disorganizzate che li fanno rimbalzare tra più persone o team per risolvere un solo problema.
L’edizione 2026 di Salesforce (State of Service: AI Agents Edition) aggiunge un dettaglio che merita attenzione: il 59% dei responsabili considera la preparazione dei dati un ostacolo importante all’adozione dell’AI, ma la quota sale al 63% tra gli operatori del servizio e al 72% tra chi si occupa di operations. Chi lavora ogni giorno sui sistemi vede il problema più chiaramente di chi decide. Quando il percorso non ha un responsabile, nessuno ha il mandato di stabilire quali strumenti tenere, quali eliminare, quali far dialogare, e la distanza tra chi decide e chi opera resta invisibile.
Il termine frammentazione compare anche nelle ricerche di Forrester, con un significato che non è tecnologico. L’analisi 2026 sul Total Experience Score, che combina esperienza di marca, di cliente e di dipendente, sostiene che la crescita si spezza quando queste dimensioni tirano in direzioni diverse. Tra i brand statunitensi per cui sono disponibili i dati sull’esperienza dei dipendenti, solo uno su quattro ha un impatto positivo sull’esperienza complessiva, mentre per il 37% l’impatto è negativo. Già nel 2025 Forrester indicava quattro fattori all’origine del calo della qualità dell’esperienza cliente, e uno soltanto riguardava la tecnologia.

Canali aggiunti per inseguire i clienti

I canali si aprono quando i clienti iniziano a usarli: messaggistica, chat, SMS, voce. Ogni apertura è una decisione locale, presa per rispondere a una richiesta concreta. Salesforce registra che l’83% delle organizzazioni che usano agenti AI li ha già distribuiti su cinque o più canali. Ma avere molti canali non significa averli connessi: nell’edizione precedente, tra i professionisti che già usavano l’AI, solo il 29% dichiarava una piattaforma unica per i canali di servizio, il 40% sistemi separati ma fortemente collegati e il 28% sistemi con connessione limitata o del tutto isolati. Il numero dei canali dice quanto l’azienda si è mossa verso il cliente; il modo in cui sono collegati dice quanto si è organizzata per farlo.

Ogni sistema ha la sua versione del cliente

Anche quando i sistemi sono tecnicamente collegati, resta una domanda a cui spesso nessuno ha risposto: che cosa si intende, in azienda, per cliente? Ogni funzione ne ha una definizione, un insieme di dati, una storia parziale. Il rapporto Salesforce del 2026 indica che gli ostacoli maggiori all’adozione dell’AI non stanno nella tecnologia in sé, ma nei sistemi e nei dati che la sostengono: ambienti tecnologici datati, dati frammentati, questioni di sicurezza e conformità. Lo stesso documento richiama uno studio separato, secondo cui solo il 43% dei responsabili di dati e analisi ha stabilito politiche formali di governo del dato. SAP, dal canto suo, invita a costruire un vero livello dati omnicanale e non semplici canali collegati, sostenendo che la differenza sta in una scheda cliente unificata. Comunque la si chiami, la sostanza non cambia: un dato unificato richiede prima una decisione condivisa su che cosa serve sapere del cliente e su chi risponde della qualità di quel sapere. È una scelta di governo, che nessun connettore può prendere al posto dell’azienda.

L’AI accelera, non riordina

Su questo terreno arriva l’intelligenza artificiale, con la promessa di semplificare. I numeri dicono che l’adozione corre: secondo Salesforce, in un anno l’AI agentica nelle organizzazioni di servizio è passata dal 39% al 66%. Ma le ricerche indicano che l’esito dipende da ciò che c’è sotto. Nel rapporto del 2025, il 44% dei responsabili con AI dichiarava che i silos tecnologici avevano rallentato o limitato le iniziative, e chi aveva integrato i dati dei canali di servizio in un’unica piattaforma aveva 1,4 volte più probabilità di giudicare molto riuscita l’implementazione. Nel frattempo la complessità cresce. Gartner prevede che entro il 2028 una grande impresa Fortune 500 avrà in media oltre 150.000 agenti AI in uso, contro meno di quindici nel 2025, con rischi di dispersione e ingovernabilità. Prevede inoltre che oltre metà delle organizzazioni di customer service raddoppierà la spesa tecnologica senza ridurre in proporzione il personale. Senza un’architettura pensata e un mandato chiaro, l’AI rischia di automatizzare la frammentazione, moltiplicando gli strumenti prima di aver deciso come devono lavorare insieme.
Il mercato ha iniziato a rispondere. Diversi fornitori propongono di riunire in un’unica piattaforma comunicazione unificata, contact center e dati, con l’AI incorporata nell’architettura anziché aggiunta come modulo separato. È la strada seguita anche da Zoom, che sostiene come una base comune riduca la dipendenza da integrazioni esterne e renda i costi più prevedibili. È una risposta sensata al livello tecnologico del problema, perché una base comune toglie attrito e riduce i punti di rottura. Ma resta una risposta a metà: un’architettura più coerente non sostituisce le decisioni su chi risponde del percorso, su come si definisce il cliente e su quali dati contano. Una piattaforma unificata, in un’organizzazione che non ha deciso queste cose, rischia di riunire in un solo posto le stesse divergenze di prima.

Risalire alle cause

La frammentazione si presenta come un problema tecnico perché è il modo in cui diventa visibile: nei canali che non si parlano, nei dati che non coincidono, nelle persone costrette a ripetersi. Le cause stanno a monte: un’architettura cresciuta per stratificazione, un percorso senza responsabile, un cliente definito in modi diversi da ciascuna funzione, un’AI innestata prima di aver messo ordine. Chi interviene solo sul sintomo ottiene un ordine temporaneo, destinato a incrinarsi alla prossima esigenza di reparto. Chi risale alle cause costruisce qualcosa che regge anche quando la tecnologia cambia: la capacità dell’organizzazione di decidere insieme che cosa vuole offrire al cliente. È lì che si gioca la differenza, e la tecnologia arriva dopo, a servire una scelta già fatta.

Fonti

ADAPT – CIO Edge Survey 2025 
Salesforce – State of Service, Seventh Edition
Salesforce – State of Service: AI Agents Edition
SAP Customer Experience – The State of Service, Q3 2026
Forrester – Global Total Experience Score Rankings, 2026
Forrester – Global Customer Experience Index 2025 Rankings
Gartner Gartner – Predicts Over 50% of Customer Service Organizations Will Double Their Technology Spend By 2028 
Gartner –  Gartner Identifies Six Steps to Manage AI Agent Sprawl