La conoscenza aziendale è un asset strategico sistematicamente sottoutilizzato. Secondo McKinsey, i knowledge worker dedicano mediamente quasi il 20% della giornata lavorativa alla ricerca e al recupero di informazioni disperse su sistemi eterogenei; secondo IDC, quella percentuale può arrivare fino al 30%. Deloitte, dal canto suo, stima che meno del 10% delle organizzazioni sia davvero pronta ad affrontare in modo strutturato il trasferimento e la valorizzazione del sapere interno.
Da queste premesse nasce il nuovo Instant Paper di Cefriel Liberare la conoscenza nascosta nelle aziende: la sfida che l’AI può vincere. Il documento illustra come approcci strutturati al Knowledge Management, abilitati dall’Intelligenza Artificiale e integrati nei processi quotidiani, possano trasformare il patrimonio di conoscenza in un asset realmente orientato al business.
Tre settori, un approccio comune
Il paper presenta tre casi concreti che mostrano come strumenti avanzati – dalla ricerca semantica agli agenti AI – producano risultati tangibili quando inseriti in una visione chiara degli obiettivi di business.
Nel settore dell’ingegneria offshore, Tecon aveva la necessità di ridurre la complessità nella gestione delle informazioni e di rendere rapidamente accessibile il proprio sapere storico anche ai profili più giovani. L’adozione di una piattaforma AI-based ha permesso di analizzare la documentazione tecnica in tempo reale, indicizzarla semanticamente e renderla interrogabile tramite linguaggio naturale, con benefici immediati sui tempi di preparazione delle proposte progettuali e sull’inserimento dei nuovi ingegneri.
Nel system integration industriale, PRISMA Impianti ha trasformato un patrimonio di dati e documenti frammentati in una base di conoscenza strutturata e interrogabile, con impatti misurabili su accessibilità delle informazioni tecniche, riduzione dei tempi di produzione e accelerazione dell’onboarding.
Nel comparto artigianale, il panificio trentino Doper ha invece affrontato il tema del trasferimento della conoscenza con l’obiettivo di supportare decisioni più rapide e coerenti senza snaturare l’esperienza delle persone. L’uso di interfacce conversazionali ha abbattuto le barriere di accesso al sapere interno, creando un sistema capace di apprendere nel tempo e adattarsi al contesto.
Il filo conduttore tra i tre casi è sintetizzato nell’approccio di Cefriel: la conoscenza crea valore solo se è disponibile nel momento in cui serve, collegata ai processi reali e alle esigenze delle persone. In quest’ottica, la gestione strutturata della conoscenza diventa un fattore chiave di competitività, capace di fare la differenza tra crescita sostenibile e fragilità operativa.



