Mercato AI in Italia: crescita record ma diffusione ancora disomogenea

Nel 2025 il mercato italiano dell’Intelligenza Artificiale ha raggiunto un valore di 1,8 miliardi di euro, registrando una crescita del 50% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, che fotografa un ecosistema in forte espansione, trainato soprattutto dalla Generative AI e da progetti ibridi che combinano modelli avanzati e Machine Learning tradizionale.

Quasi la metà del mercato AI, pari al 46%, è oggi legata a soluzioni di GenAI, mentre il restante 54% riguarda progetti basati prevalentemente su Machine Learning. L’offerta nazionale appare in progressiva strutturazione, con oltre mille aziende attive nello sviluppo di soluzioni AI e 135 startup finanziate negli ultimi cinque anni, spesso focalizzate su applicazioni verticali, in particolare nei settori Healthcare e Fintech.

Secondo Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence, la crescita conferma il ruolo sempre più centrale dell’AI nelle strategie aziendali, ma evidenzia anche la necessità di passare da una logica di adozione tecnologica a un ripensamento strutturale dei processi organizzativi, che richiede competenze interdisciplinari e una gestione evoluta dei dati.

Imprese tra sperimentazione e trasformazione strutturale

L’adozione dell’AI nelle grandi imprese italiane continua ad accelerare. Nel 2025 il 71% delle aziende di grandi dimensioni ha avviato almeno un progetto, in crescita rispetto al 59% del 2024. Tuttavia, solo una su cinque utilizza l’AI in modo realmente pervasivo, integrandola trasversalmente in più funzioni aziendali. Le applicazioni più diffuse riguardano chatbot conversazionali per il supporto clienti e strumenti di Intelligent Document Processing, mentre le aree organizzative più coinvolte risultano ICT, Customer Service, Business Development & Sales e Operations.

Il 58% delle aziende che ha introdotto progetti di AI segnala un impatto significativo sul modello di business, soprattutto in termini di evoluzione della proposta di valore, trasformazione dei processi operativi e rafforzamento della relazione con i clienti. Permangono però difficoltà nella valutazione preventiva del ritorno sugli investimenti, indicata come criticità da circa un’impresa su tre. La diffusione dell’AI nelle PMI resta limitata, con sperimentazioni attive nel 15% delle medie imprese e nel 7% delle piccole, anche se cresce l’interesse verso nuovi progetti nel breve periodo.

Il boom della Generative AI e il rischio Shadow AI

Un elemento distintivo del 2025 è la forte diffusione di strumenti di Generative AI pronti all’uso. L’84% delle grandi aziende ha acquistato licenze di almeno una soluzione GenAI, con un incremento del 31% in un solo anno. Anche tra le PMI emergono segnali di adozione, seppur con percentuali più contenute. Questa diffusione è favorita dal basso costo di accesso e dalla facilità d’utilizzo, ma apre anche nuove sfide di governance. Solo quattro grandi imprese su dieci hanno definito linee guida per l’utilizzo dell’AI e appena il 9% dispone di un modello strutturato di governance che integri responsabilità organizzative, principi etici e obiettivi strategici. La mancanza di regole condivise alimenta fenomeni di Shadow AI: tra i lavoratori che utilizzano questi strumenti, solo il 19% dichiara di usare esclusivamente soluzioni aziendali, mentre otto utenti su dieci ricorrono anche a piattaforme esterne.

L’AI entra nella quotidianità del lavoro

L’impatto dell’Intelligenza Artificiale è già evidente nelle attività professionali. In media, il 47% dei lavoratori utilizza strumenti AI e, tra questi, circa quattro su dieci dichiarano di risparmiare oltre 30 minuti nelle ultime attività svolte con il supporto dell’AI. Il beneficio più rilevante non riguarda però solo l’efficienza. Il 41% degli utilizzatori afferma di riuscire a svolgere attività che senza AI non sarebbe in grado di realizzare o che potrebbe eseguire solo parzialmente, evidenziando il ruolo della tecnologia come abilitatore di nuove competenze e modalità operative. Le aziende, tuttavia, faticano ancora a misurare con precisione questi benefici: solo l’11% monitora in modo strutturato l’impatto della GenAI, mentre nella maggior parte dei casi la valutazione si basa su feedback qualitativi dei dipendenti.

Cresce la domanda di competenze AI

L’AI sta ridefinendo anche il mercato del lavoro. Analizzando oltre 17 milioni di annunci pubblicati online tra il 2019 e il 2025, la ricerca evidenzia un aumento del 93% delle offerte che richiedono competenze AI nell’ultimo anno. Nel 2025 circa 44 mila posizioni lavorative includono skill legate all’Intelligenza Artificiale. L’impatto è particolarmente significativo tra i profili white-collar ad alta qualificazione, dove il 76% degli annunci richiede competenze AI. Le richieste riguardano sempre più tecnologie avanzate come Generative AI e sistemi agentici, segnalando una crescente esigenza di figure capaci di guidare la trasformazione organizzativa. L’AI compare inoltre nel 27% degli annunci per Chief Human Resources Officer e nel 12% di quelli per Chief Marketing Officer, confermando il carattere trasversale della trasformazione.

Soluzioni AI: conversazione e analisi dei dati guidano il mercato

Dal punto di vista applicativo, i sistemi conversazionali e di analisi del linguaggio rappresentano la quota principale del mercato, pari al 39%, trainati soprattutto dall’utilizzo della GenAI nella gestione delle knowledge base aziendali e nella consultazione di documentazione tecnica e normativa. Seguono le soluzioni di Data Exploration, Prediction & Optimization con il 30%, mentre crescono rapidamente le applicazioni legate alla generazione e analisi di contenuti multimediali, che raggiungono il 16%. Restano ancora marginali, ma in rapida evoluzione, le soluzioni di orchestrazione dei processi e l’Agentic AI, che oggi rappresentano il 4% del mercato. Secondo Nicola Gatti, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence, la maturità tecnologica dell’Agentic AI dipenderà dalla convergenza tra modelli probabilistici e capacità di ragionamento logico e autocorrezione. In questa fase, sottolinea, l’approccio human-in-the-loop rimane indispensabile per garantire affidabilità e robustezza nei processi complessi.

Le sfide per il 2026: governance, sostenibilità e competenze

Guardando al futuro, gli esperti dell’Osservatorio individuano alcune priorità strategiche. Giovanni Miragliotta, Direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence, evidenzia la necessità di bilanciare aspettative e benefici concreti, che spesso emergono solo dopo percorsi di implementazione progressivi e personalizzati.

Un secondo tema riguarda la continuità degli investimenti, soprattutto alla luce della conclusione dei finanziamenti legati al PNRR, mentre sul piano globale emergono interrogativi sulla sostenibilità economica dei grandi investimenti tecnologici e sui rischi sociali legati alla diffusione dell’AI, tra cui disinformazione, sorveglianza sistematica e possibili effetti sul mercato del lavoro.

Nel complesso, la ricerca del Politecnico di Milano restituisce l’immagine di un mercato in piena espansione e di un’adozione sempre più diffusa, ma ancora in cerca di maturità organizzativa. Il passaggio dalla sperimentazione individuale alla trasformazione sistemica delle imprese appare oggi il vero fattore discriminante per trasformare la crescita tecnologica in valore sostenibile.

L’infografica gratuita è disponibile a questo link

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