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Marketing data stack: la governance abilita l’AI agentica

Il marketing non sceglie più i tool, governa gli agenti,  lo ha affermato Denise Persson, Chief Marketing Officer di Snowflake, commentando la quinta edizione del report The Modern Marketing Data Stack, costruita sull’analisi di oltre 11.500 clienti attivi e su cinque anni di osservazione dell’ecosistema martech. Secondo Persson, , le organizzazioni marketing più mature non si interrogano più su quale piattaforma aggiungere allo stack, ma su come far operare l’intelligenza artificiale nell’organizzazione esistente in modo scalabile e responsabile.

Il documento segna un passaggio: dall’AI che assiste a un’AI che agisce. Negli ultimi due anni l’adozione dell’AI generativa nel marketing è diventata pervasiva, ma il cambiamento più rilevante riguarda l’emergere di workflow agentici, sistemi capaci di disegnare processi, lanciare azioni e influenzare decisioni senza intervento umano diretto a ogni passaggio. Scott Brinker, analista di chiefmartec, ha sintetizzato questo cambiamento affermando che l’AI non ha ridefinito lo stack sostituendo gli strumenti, ma creando un nuovo livello di controllo al di sopra di essi: i sistemi esistenti continuano a gestire canali ed esecuzione, mentre l’intelligenza si sposta a monte, in un layer che assembla il contesto, prende le decisioni e guida l’azione sul resto dello stack.

Il tradeoff tra protezione e attivazione dei dati

Il report individua una tensione strutturale che attraversa gran parte delle organizzazioni marketing: la necessità di proteggere i dati del cliente per rispondere a requisiti di privacy e compliance, e contemporaneamente di attivare quegli stessi dati ovunque possano generare valore, dalla personalizzazione alla misurazione fino all’AI. Gli stack costruiti su copie multiple dei dati distribuite tra tool diversi, secondo il report, generano latenza, frammentazione e gap di governance che diventano insostenibili quando entrano in gioco agenti automatizzati.

Kate Mackie, Chief Marketing Strategy and Operations Officer di EY, ha dichiarato che senza dati affidabili e ben gestiti ogni ambizione nel campo dell’AI si riduce a rumore, lenta, rischiosa e impossibile da scalare, aggiungendo che i team che oggi ottengono risultati sono quelli che modernizzano le proprie data foundation prima di ogni altra cosa. Il report sottolinea come la governance non vada intesa come un freno all’innovazione, ma come l’infrastruttura che consente agli agenti AI di agire con autonomia entro confini chiari: dati corretti, permessi corretti, contesto corretto e supervisione umana nei momenti che contano.

Cinque anni di dati: cosa dice l’evoluzione dell’ecosistema

L’arco delle cinque edizioni del report mostra una progressione: nel 2022 le categorie mappate erano sei, oggi sono molte di più, e per la prima volta la governance degli agenti non umani viene trattata come categoria esplicita di rischio e opportunità. I numeri indicano una fase di maturazione più che di frammentazione: l’84% dei vendor presenti nell’edizione precedente rientra in questa, mentre l’86% delle organizzazioni leader nel report dello scorso anno ha mantenuto la propria posizione. Quattordici vendor risultano leader in tutte le cinque edizioni, e il 64% dei vendor indicati come “ones to watch” nella prima edizione ha oggi raggiunto lo status di leader. Tra le fonti citate nel report figurano, oltre a Snowflake, realtà come Accenture, EY, Deloitte, Slalom e Anthropic, chiamate a offrire una lettura trasversale del fenomeno dal punto di vista di CMO, analisti di settore e società di consulenza. Il report conclude che il prossimo capitolo del marketing data stack non si giocherà sul numero di agenti AI distribuiti, ma sulla loro affidabilità e sulla capacità delle organizzazioni di governarli con piena visibilità su ciò che fanno e sul perché lo fanno: una scelta architetturale che, secondo Snowflake, determinerà chi sarà in grado di scalare l’AI agentica nei prossimi tre anni.