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Shadow AI in azienda: lo studio Sharp

L’intelligenza artificiale è entrata stabilmente nei flussi di lavoro delle piccole e medie imprese europee, ma la cultura organizzativa necessaria a governarne un uso trasparente non ha tenuto lo stesso ritmo. È quanto emerge da una ricerca commissionata da Sharp Europe e condotta da Censuswide su un campione di 2.500 dirigenti di PMI (50-250 dipendenti) in dieci mercati europei, tra cui Germania, Francia, Spagna, Regno Unito e Svizzera.

Il fenomeno al centro dello studio è la cosiddetta “Shadow AI”: l’utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale al di fuori dei canali approvati dall’azienda o senza che i colleghi ne siano a conoscenza. Una pratica che, secondo la ricerca, non riguarda più solo i profili junior più propensi alla sperimentazione, ma si è estesa in modo trasversale fino al top management.

I numeri della Shadow AI ai vertici

Quasi la metà dei dirigenti intervistati, il 44%, ammette di ricorrere all’IA per apparire più competente sul lavoro senza dichiararlo ai colleghi, mentre il 45% dei dipendenti userebbe strumenti di intelligenza artificiale senza informare il management. Il dato si estende anche alla dimensione progettuale: il 37% dei dirigenti dichiara di aver utilizzato l’IA all’interno di un progetto senza avvisare il proprio team.

Dietro questi comportamenti emerge un tema di percezione più che di competenza tecnica: il 33% dei leader teme di essere giudicato negligente o scorretto se ammettesse apertamente di usare l’IA, mentre il 31% riconosce che un utilizzo incontrollato dello strumento rappresenti un rischio concreto per l’azienda.

La ricerca individua tre fattori alla base della reticenza: il 35% dei dirigenti non si sente sufficientemente preparato dal punto di vista tecnico, un altro 35% non ripone piena fiducia nei risultati prodotti dall’IA, mentre il 33% teme che un uso dichiarato dello strumento possa intaccare la propria autorità all’interno dell’organizzazione.

Governance e trasparenza, le prossime priorità

Secondo Roland Singer, Vice President di Sharp DX Europe, la reticenza dei leader a parlare apertamente di IA non nascerebbe da comportamenti scorretti, ma dall’assenza di quadri normativi, policy aziendali e una visione condivisa su come utilizzare correttamente questi strumenti. Singer ha sottolineato come il tema non sia riconducibile a singoli comportamenti individuali, quanto piuttosto a un ritardo culturale: le organizzazioni si sarebbero mosse rapidamente sull’adozione tecnologica, più lentamente sulla costruzione di fiducia e trasparenza.

Per Sharp, la prossima fase dell’adozione dell’IA nelle PMI non riguarderà più l’accesso alla tecnologia, ormai diffuso, ma la governance e la creazione di ambienti di lavoro in cui l’uso dell’intelligenza artificiale sia normalizzato e dichiarato, invece che gestito informalmente al di fuori di qualsiasi regola condivisa. Singer ha indicato nei leader stessi il punto di partenza per invertire la tendenza, dal momento che mostrare apertamente come utilizzano l’IA avrebbe, a suo avviso, un impatto sulla cultura aziendale più rapido di qualunque policy formale.