Dopo una fase di forte sperimentazione, il 2026 segna per molte organizzazioni europee il passaggio dall’hype dell’intelligenza artificiale a una autonomia tecnologica che deve essere governata e dimostrabile. È una direzione che avevamo già intercettato nei trend di fine anno e che trova ulteriore conferma nelle previsioni di Darren Thomson, Field CTO EMEAI di Commvault, dedicate all’evoluzione di AI, resilienza e sovranità digitale.
Agentic AI: più autonomia, più responsabilità
Secondo IDC, stiamo entrando nel cosiddetto Futuro Agentico, in cui esseri umani e sistemi di AI operano con maggiore autonomia e intenzione. È un punto che risuona con quanto abbiamo già evidenziato nei trend 2026: l’AI non è più solo uno strumento di supporto, ma un attore che incide direttamente sui processi decisionali.
L’AI conversazionale rappresenta il volto più visibile di questa trasformazione, ma anche il più delicato. La sua affidabilità dipende interamente dall’integrità dei dati su cui si basa. Se i dati sono compromessi, lo sono anche le decisioni, con effetti che vanno ben oltre l’IT e toccano la fiducia di clienti e stakeholder. Per questo, come già sottolineato nei nostri approfondimenti, la resilienza non può più limitarsi ai sistemi: deve estendersi alla conoscenza e ai modelli stessi.
Sovranità cloud: conferma di un cambio di paradigma
Le riflessioni sulla sovranità cloud si inseriscono in modo diretto nel percorso editoriale che CMI ha sviluppato negli ultimi mesi. Con normative come NIS2 ed EU Data Act, la sovranità smette di essere un tema solo tecnico o legale e diventa una scelta strategica. Forrester prevede che entro il 2026 metà delle aziende darà priorità a infrastrutture regionali e a controlli dei dati basati su policy.
È una visione coerente con quanto già emerso: sovranità non significa isolamento, ma libertà di scelta consapevole. Architetture multi-cloud e multi-region richiedono controllo, visibilità e capacità di recovery senza vincoli nascosti. Quando la sovranità è progettata a monte, la compliance smette di essere un freno e diventa un elemento di credibilità.
Identità e fiducia nell’ecosistema AI
Un altro punto di continuità con i trend 2026 riguarda il ruolo dell’identità digitale. In ecosistemi sempre più distribuiti, l’identità sostituisce l’infrastruttura come perimetro di sicurezza. IDC prevede che le aziende più mature integreranno identità, dati e policy di ripristino in un’unica architettura continua.
Questo tema si intreccia con il nostro racconto sull’evoluzione della relazione digitale: quando anche gli agenti AI comunicano tra loro e avviano azioni autonome, sapere “chi” sta interagendo diventa il primo atto di fiducia. Senza identità affidabili, non esiste continuità operativa credibile.
Dai backup agli asset strategici per l’AI
Le previsioni di Commvault rafforzano inoltre un concetto già centrale nei trend di fine anno: non è la mancanza di dati a frenare l’AI, ma l’incapacità di renderli accessibili in modo sicuro e governato. Le data room sovrane e orientate alla resilienza trasformano i dati di backup in asset strategici, pronti per alimentare l’AI senza scorciatoie rischiose.
È lo stesso passaggio che abbiamo raccontato parlando di data governance e AI affidabile: i dati non sono solo una risorsa tecnica, ma una leva di valore e fiducia.
Oltre la velocità: nuove metriche di resilienza
Infine, emerge con chiarezza il superamento delle metriche tradizionali di recovery. RTO e RPO restano importanti, ma non bastano più se il ripristino riporta in vita anche le vulnerabilità. L’introduzione di indicatori come il Mean Time to Clean Recovery (MTCR) riflette un cambiamento che abbiamo già osservato nella CX: dalla velocità alla qualità, dalla prestazione alla fiducia.
Per i consigli di amministrazione, questo significa passare da rassicurazioni generiche a evidenze verificabili. Governance, sovranità e resilienza convergono così in un unico modello di leadership.
Nel 2026, la domanda chiave non sarà più quanto velocemente innovare, ma come sostenere l’innovazione nel tempo senza compromettere controllo, fiducia e credibilità. Un filo rosso che unisce queste previsioni ai trend che abbiamo già raccontato e che rende la resilienza non solo una misura di protezione, ma un vero indicatore di maturità strategica.
