
Negli ultimi anni la servitizzazione – il passaggio da un modello centrato sul prodotto a uno basato su soluzioni integrate prodotto-servizio – ha progressivamente trasformato il manifatturiero. Se da un lato le aziende riconoscono il potenziale di questo approccio in termini di sostenibilità ambientale, dall’altro il legame tra servizi e impatto ecologico è rimasto a lungo implicito, più legato a intuizioni che a evidenze misurabili.
È proprio su questo punto che interviene la Community Research 2025 del Centro Interuniversitario ASAP, i cui risultati saranno presentati il prossimo 7 maggio a Brescia, durante l’evento “Servitizzazione e sostenibilità ambientale: dalla teoria alla pratica”.
Misurare il contributo ambientale dei servizi
La ricerca nasce con un obiettivo preciso: comprendere attraverso quali meccanismi un servizio può generare benefici ambientali e, soprattutto, come questi possano essere misurati in modo oggettivo. Per affrontare questa sfida, i ricercatori hanno introdotto i cosiddetti driver di valore ambientale (Environmental Value Drivers, EVD), definiti come i meccanismi causali che collegano l’erogazione di un servizio a un impatto ecologico concreto. Su questa base è stata costruita una matrice che mette in relazione le diverse tipologie di servizio con i driver ambientali attivati, offrendo alle imprese uno strumento analitico per passare da dichiarazioni di principio a piani operativi.
I risultati: dove si genera davvero l’impatto
Dall’analisi emerge che la fase di utilizzo del prodotto rappresenta il momento in cui si concentra la maggior parte dell’impatto ambientale, soprattutto nei contesti caratterizzati da cicli di vita lunghi. In questo ambito, servizi come la manutenzione preventiva, il monitoraggio remoto e l’assistenza digitale assumono un ruolo centrale, contribuendo a migliorare l’efficienza energetica, prolungare la vita utile dei prodotti e ridurre guasti ed emissioni. Al contrario, le fasi di progettazione e fine vita risultano ancora meno presidiate. Le opportunità legate alla selezione dei materiali, alla progettazione per il disassemblaggio e al recupero di componenti e materiali sono presenti, ma ancora poco esplorate dalle aziende coinvolte nello studio.
Il nodo della misurazione
Il tema della misurazione emerge come uno degli elementi più critici. Nonostante la crescente integrazione tra digitalizzazione e servizi, solo una minoranza delle aziende analizzate adotta metriche oggettive per valutare gli effetti ambientali. Nella maggior parte dei casi, la valutazione resta ancorata a percezioni interne. Secondo i ricercatori, questo rappresenta un limite significativo: senza misurazione, il beneficio ambientale non può essere né valorizzato all’interno dell’organizzazione né comunicato all’esterno in modo credibile. La matrice degli EVD viene proposta proprio come primo passo per colmare questo gap e rendere più concreta e verificabile la relazione tra servizi e sostenibilità.
L’evento del 7 maggio a Brescia
I risultati della ricerca saranno al centro dell’incontro in programma il 7 maggio presso l’Aula Consiliare di Ingegneria dell’Università degli Studi di Brescia. L’evento, in programma nel pomeriggio, alternerà momenti di presentazione accademica a tavole rotonde con il mondo industriale. Ad aprire i lavori sarà la keynote di Daniela Pigosso, Full Professor of Design for Absolute Sustainability alla Technical University of Denmark, che offrirà una prospettiva internazionale sulle sfide della sostenibilità. Seguiranno interventi e confronti con manager e professionisti provenienti da diverse realtà industriali, tra cui Angelo Po, Carel, Gewiss, Itema, Ricoh, Servitly, Socomec, Toyota Material Handling, Turboden e United Machining Solutions, insieme ai ricercatori del centro ASAP e delle università coinvolte. L’iniziativa si propone come un momento di sintesi tra teoria e pratica, con l’obiettivo di portare evidenze, strumenti e casi concreti su un tema destinato a incidere sempre più sulle strategie industriali dei prossimi anni. Programma e iscrizioni





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