Nel 2026 il modo in cui le persone cercano e trovano informazioni online sta cambiando rapidamente. La diffusione delle applicazioni di intelligenza artificiale generativa introduce nuovi intermediari tra utenti e contenuti digitali: non sono più solo i motori di ricerca a filtrare le informazioni, ma anche sistemi di AI che selezionano, sintetizzano e riorganizzano i contenuti del web. Secondo dati diffusi da ANSA, in Italia circa 13 milioni di persone — pari al 28% degli utenti Internet — hanno già utilizzato applicazioni di AI generativa. A livello internazionale il fenomeno sta accelerando ulteriormente: negli Stati Uniti i chatbot utilizzati come strumenti di ricerca rappresentano già il 5,6% delle query desktop, segnalando un cambiamento nelle modalità di accesso all’informazione online. In questo scenario la visibilità digitale non dipende più soltanto dall’ottimizzazione per i motori di ricerca, ma anche dalla capacità dei contenuti di essere interpretati correttamente dagli algoritmi di intelligenza artificiale.
Nasce l’Osservatorio AEO
Per analizzare questo nuovo scenario Niuexa ha lanciato l’Osservatorio AEO (Algorithmic Experience Optimization), realizzato attraverso la piattaforma proprietaria AEO Analyzer, uno strumento progettato per misurare la visibilità dei siti web nei confronti dei modelli di intelligenza artificiale. La ricerca ha preso in esame i siti delle 100 principali aziende italiane, con un risultato che gli autori definiscono sorprendente: nessun sito risulta realmente comprensibile ai modelli di AI.
L’analisi evidenzia diversi elementi critici che limitano la leggibilità algoritmica dei contenuti online:
- il 96% delle homepage presenta criticità semantiche
- oltre il 55% utilizza un linguaggio ambiguo o poco contestualizzato
- circa l’80% dei siti non possiede segnali strutturali adeguati (metadatazione, gerarchie semantiche, struttura dei contenuti)
Secondo Gregor Maric, CEO di Niuexa, il risultato non rappresenta una bocciatura delle aziende ma piuttosto una fotografia del momento di transizione che il web sta attraversando. “Nessun sito tra i top 100 supera la sufficienza. Il punteggio più alto è 67 su 100. Non è una critica, è una fotografia del mercato. Oggi i contenuti digitali vengono scritti per le persone, ma letti anche dagli algoritmi”. Maric sottolinea come le aziende che non ripensano la propria presenza digitale in ottica AI-ready rischino di perdere visibilità proprio mentre cresce il numero di utenti che utilizza strumenti di intelligenza artificiale per cercare informazioni.
I siti più vicini alla sufficienza
Lo studio evidenzia comunque alcune differenze tra i siti analizzati. I tre portali che ottengono i risultati migliori in termini di leggibilità algoritmica sono quelli di Enel, Italpreziosi ed E-Distribuzione. Pur non raggiungendo la sufficienza, si distinguono per una struttura più chiara e per una migliore integrazione tra aspetti tecnici e contenutistici. Il dato complessivo suggerisce quindi che il tema non riguarda singoli brand ma l’intero ecosistema digitale italiano, ancora poco preparato alla nuova fase del web guidata dall’AI.
La nuova sfida: progettare siti “AI-ready”
Secondo i promotori dell’Osservatorio, la prossima evoluzione del digital marketing riguarda la capacità di comprendere come i modelli linguistici interpretano i contenuti online. Roberto Botto, CEO di Libera Brand Building, gruppo di cui fa parte Niuexa, spiega che l’obiettivo della piattaforma è proprio aiutare le aziende ad affrontare questa trasformazione. “La vera nuova frontiera del digital marketing è capire come gli LLM interpretano un sito e ne riorganizzano le informazioni”.
Se le tendenze di adozione dell’AI continueranno a crescere, la capacità dei siti web di essere interpretati dai modelli linguistici potrebbe diventare una nuova metrica strategica di indicizzazione e visibilità online. In altre parole, accanto alla SEO tradizionale potrebbe affermarsi una nuova disciplina orientata a rendere i contenuti non solo utili per gli utenti, ma anche comprensibili per le AI che sempre più spesso mediano l’accesso alle informazioni.





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