Marketing Automation Roadshow 2026: pratica sul campo

Intervista a Paolo Confortini, Marketing Automation Academy

Dopo il successo della prima edizione, torna nel 2026 il Marketing Automation Roadshow promosso dalla Marketing Automation Academy. Un progetto nato dall’esperienza decennale dell’Academy nella formazione e nella diffusione di competenze concrete, che quest’anno si amplia con nuove tappe e un’impostazione ancora più focalizzata sull’operatività. La  visione è precisa: trasformare la marketing automation da competenza teorica a leva operativa, costruita insieme a chi ogni giorno deve portarla in azienda. Ne abbiamo parlato con Paolo Confortini, fondatore dell’Academy, per capire cosa distingue questo format e quali novità caratterizzano la seconda edizione.

Come nasce il Roadshow e cosa cambia nel 2026 rispetto alla prima edizione?

La Marketing Automation Academy è nata quasi dieci anni fa con un obiettivo chiaro: creare un mercato consapevole. Quando abbiamo iniziato, la marketing automation era un tema innovativo, spesso frainteso, e serviva costruire una base solida di conoscenza. Prima del Covid organizzavamo eventi full immersion di tre giorni con 300 persone. Poi il contesto è cambiato. La formazione online è diventata centrale, con tantissimi contenuti disponibili e oggi anche l’AI può supportare chi ha già una base solida. Ma proprio per questo la parte teorica, pur necessaria, non è più sufficiente. Quello che manca è l’operatività: il passaggio dalla teoria alla messa a terra in azienda. Il Roadshow nasce esattamente da qui. Dopo il test del 2025, con tre tappe andate molto bene, nel 2026 abbiamo deciso di ampliare il format con dieci tappe in diverse città italiane, per avvicinarci noi alle persone e lavorare insieme in modo concreto.

Il Marketing Automation Roadshow è definito come workshop operativo. Cosa significa, in pratica, per chi partecipa?

Significa mettere le “mani in pasta”. I workshop sono a numero chiuso, massimo 50 persone, perché vogliamo lavorare davvero insieme ai partecipanti. Non ci interessa riempire una sala, ci interessa trasferire valore. Non è un evento autoreferenziale, anche se abbiamo sponsor che sostengono il progetto. Non ci sono interventi commerciali in cui si presenta un software dicendo “noi siamo i migliori”. Si lavora su casi reali. Facciamo vedere come segmentare un database CRM, come impostare un flusso, come integrare l’AI in un processo di marketing automation. Mostriamo errori comuni, parametri sbagliati, esempi concreti su clienti reali. Inoltre, prima dell’evento contattiamo gli iscritti per capire esigenze e criticità specifiche, così da modellare il workshop sulla base del pubblico presente in quella tappa. È questa la differenza sostanziale.

Che tipo di valore concreto si portano a casa i partecipanti?

Alla fine delle tre ore di workshop, le persone non ricevono un PDF standard da applicare da sole. Escono con una “mappa del tesoro” costruita da loro, con il nostro supporto. È un lavoro che hanno pensato, ragionato e strutturato direttamente durante l’evento. Questo rende tutto più efficace, perché non è qualcosa di preimpostato, ma un percorso personalizzato che possono riportare subito in azienda e iniziare a implementare il giorno dopo. A questo si aggiunge materiale di supporto: libri, contenuti digitali e accesso a corsi online dell’Academy, così che la parte teorica sia sempre disponibile, ma il cuore resta l’esperienza pratica condivisa.

Il Roadshow tocca città molto diverse tra loro. Che impatto ha questa dimensione territoriale?

Già nel 2025 abbiamo visto differenze significative tra Napoli, Milano e Torino. A Milano abbiamo incontrato grandi imprese e brand strutturati, con esigenze legate a complessità organizzative e processi avanzati. A Napoli e Torino erano presenti realtà più piccole, spesso imprenditori e aziende e-commerce o retail, con necessità diverse ma altrettanto importanti. Per questo abbiamo progettato tre format differenti, calibrati su tipologie di aziende diverse. Tuttavia non li applichiamo in modo rigido: in base ai partecipanti di ogni singola tappa, adattiamo ulteriormente contenuti ed esercitazioni. Ogni workshop è sì plasmato sul territorio ma anche sulle aziende presenti.

Come ci si iscrive e cosa include la partecipazione?

Le prime tappe 2026 – si parte da Milano il 14 aprile, quindi Verona, Bari e Roma – sono pubblicate online, con date e location dettagliate, ognuno può scegliere quella più adatta. La partecipazione prevede un contributo simbolico – in fase early bird è di 37 euro – che copre materiali, libri digitali, corsi online e anche i momenti di networking come coffee break e aperitivo. Al momento dell’iscrizione si ricevono subito materiali preparatori: PDF, contenuti editoriali e corsi online su marketing automation e omnicanalità. In questo modo i partecipanti arrivano al workshop già allenati, pronti a lavorare in modo concreto.

È in corso anche la Marketing Automation Challenge. Che tipo di esperienza è?

La Challenge, partita il 1° marzo e interamente online, è un’esperienza molto intensa e innovativa. È la prima challenge dedicata specificamente alla marketing automation. Per tutto il mese verranno proposti esercizi quotidiani, piccole attività pratiche e momenti di confronto settimanali in diretta, con docenti a disposizione per rispondere a domande e supportare l’implementazione. I partecipanti che si sono iscritti alla fine di marzo  si ritroveranno con un lavoro concreto già sviluppato: segmentazione, strategia, analisi dati, integrazione dell’AI nei flussi. Un’esperienza che rafforza ulteriormente la filosofia dell’Academy: meno teoria fine a sé stessa, più applicazione reale.

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