Il 2025 è stato un anno di “messa a punto” per gli EUDI Wallet in Europa, ma la strada per una piena adozione è ancora lunga. Secondo l’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano, sono 22 i progetti di digital identity wallet avviati nell’Unione Europea, di cui 11 già operativi, ma nessuno ancora certificato come conforme a eIDAS2, il regolamento che definisce un quadro comune per identità e autenticazione digitali.
Alcuni Paesi extra-UE, come Regno Unito e Svizzera, hanno scelto di allinearsi agli standard europei per garantirne l’interoperabilità, mentre nel resto del mondo si assiste a un’evoluzione a velocità diverse. Le BigTech si muovono rapidamente: in Giappone Apple ha integrato la carta di identità nel proprio wallet, e negli USA Apple e Google hanno avviato la memorizzazione del passaporto digitale per viaggi interni.
Italia: verso l’IT Wallet pubblico
Nel nostro Paese prosegue lo sviluppo dell’IT Wallet pubblico, integrato nell’app IO. La funzionalità “Documenti su IO” conta oggi 7 milioni di utenti e 11,7 milioni di documenti caricati (tra cui 5,7 milioni di patenti e 5,9 milioni di tessere sanitarie).
In parallelo, AgID sta definendo le linee guida per i wallet provider privati e per l’integrazione di nuove credenziali digitali.
Restano forti anche i numeri delle identità esistenti: 41,5 milioni di italiani hanno SPID, con oltre 1,3 miliardi di accessi annui, mentre la Carta di Identità Elettronica (CIE) è attiva per 48,4 milioni di cittadini, di cui 9 milioni hanno abilitato anche le credenziali digitali tramite CieID, in aumento del 48% rispetto al 2024.
Gli italiani e l’identità digitale
L’indagine dell’Osservatorio evidenzia che circa due italiani su tre usano SPID e CieID con frequenza mensile, ma la maggior parte degli accessi resta concentrata verso la Pubblica Amministrazione. Cresce però la disponibilità a utilizzare l’identità digitale anche per servizi sanitari (47%), home banking (41%), voto elettronico (38%), mobilità (47%), utility (40%) e telco (31%).
La familiarità con i wallet digitali delle BigTech è ormai diffusa: il 50% degli utenti li utilizza, soprattutto per carte di pagamento. Il 36% vorrebbe poter includere anche documenti d’identità, mentre il 14% rimane contrario per timori legati a privacy e tracciamento.
EUDI Wallet: interesse e fiducia pubblica
L’interesse per il futuro EUDI Wallet europeo è alto: il 56% degli italiani si dichiara favorevole, una quota superiore a quella di Spagna (49%), Germania (39%) e Francia (37%). Quasi un cittadino su due (49%) preferirebbe che il proprio wallet fosse erogato dal Governo o da un ente pubblico, segno di fiducia verso le istituzioni e di attenzione al tema della sicurezza dei dati.
“Il 2026 sarà l’anno in cui l’identità digitale europea passerà dalla sperimentazione alla realtà concreta, ma la piena adozione richiederà ancora tempo”, spiega Giorgia Dragoni, Direttrice dell’Osservatorio Digital Identity. “La sfida sarà creare un ecosistema di servizi, pubblici e privati, dove le credenziali digitali abbiano un reale valore d’uso”, aggiunge Valeria Portale, co-Direttrice dell’Osservatorio.
Il percorso europeo verso l’EUDI Wallet entra ora in una fase cruciale: tra sperimentazioni, nuovi standard e l’esigenza di coinvolgere cittadini e imprese, l’obiettivo è rendere l’identità digitale sicura, interoperabile e realmente utile nella vita quotidiana.






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