
I social media sono ormai il principale punto di accesso ai prodotti Made in Italy in tutti i mercati chiave del mondo. È quanto emerge dal nuovo studio Made in Italy in the Social Media Age – Insight, realizzato da Pulse Advertising in collaborazione con Eumetra su un campione di oltre 2.500 consumatori in Cina, Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia.
Secondo la ricerca, la “discovery economy” – ovvero il momento in cui i consumatori scoprono un brand o un prodotto – è oggi dominata dalle piattaforme social, che soppiantano i canali tradizionali. Un cambiamento che obbliga le aziende italiane a riallocare i budget marketing e a ripensare le proprie strategie di comunicazione per restare competitive.
“I dati mostrano una leadership inequivocabile dei social media in ogni mercato analizzato: non è una tendenza, ma una nuova realtà globale” spiega Paola Nannelli, Chief Sales Officer di Pulse Advertising.
L’imperativo social: i canali digitali guidano la scoperta e il valore percepito
Il 56% dei consumatori cinesi, il 44% degli americani e circa il 35-38% degli europei scopre i brand Made in Italy attraverso i social media. E dove la scoperta avviene sui social, cresce anche la propensione a pagare un prezzo premium. In Cina, il 61% degli utenti è disposto a pagare di più per prodotti italiani autentici, mentre il 56% li scopre tramite creator e influencer. Questo collegamento diretto tra discovery social e intenzione d’acquisto di fascia alta genera un ROI misurabile e apre nuove opportunità per i brand italiani.
“Laddove la fiducia negli influencer raggiunge il 56% e i social media dominano la scoperta, troviamo i mercati più redditizi per il Made in Italy”, afferma Paola Nannelli.
L’imperativo generazionale: Gen Z e Millennials sono già social-first
I futuri acquirenti del lusso Made in Italy vivono e comprano sui social. Tra i 15 e i 25 anni, oltre il 70% utilizza Instagram e TikTok ogni giorno. Secondo Alberto Stracuzzi, Direttore Ricerche di Eumetra: “I brand che non riallocano subito i budget rischiano di perdere i futuri acquirenti premium. Agire ora significa costruire un vantaggio competitivo per i prossimi dieci anni.”
La professionalizzazione dei creator – soprattutto in Cina e nei mercati maturi – rende essenziale costruire partnership strategiche con influencer affermati. Nei paesi occidentali, oltre il 75% dei consumatori preferisce contenuti professionali, mentre solo una piccola minoranza crea ancora contenuti amatoriali.
La Cina come laboratorio del futuro digitale
Con un mercato del valore di 66 miliardi di euro e una crescita del 20% annuo nell’e-commerce cross-border, la Cina rappresenta la frontiera più avanzata del digital commerce. Qui, il live shopping e le collaborazioni con mega-celebrità come Li Jiaqi o Papi Jiang stanno ridefinendo i modelli di business. Le mega-celebrità generano livelli di fiducia senza precedenti (56%) e offrono percorsi d’acquisto diretti e integrati grazie al social commerce, un ecosistema che unisce contenuti premium, conversioni immediate e ritorni economici misurabili.
I settori e i brand più performanti
La percezione del Made in Italy rimane fortemente legata a moda, food e lusso, con Armani e Ferrari tra i brand più riconosciuti globalmente. Barilla sorprende per la sua forte associazione al Made in Italy in Cina, dove viene considerata sinonimo di qualità e autenticità. Negli Stati Uniti e in Cina oltre un terzo dei consumatori collega l’Italia esclusivamente al segmento del lusso, confermando l’importanza di mantenere un posizionamento premium.
“I social media sono il nuovo motore dell’export. I brand italiani devono cavalcare questa onda per trasformare la percezione in crescita concreta”, dichiara Claudio Burchi, Managing Director di Pulse Advertising Italia.
Roadmap strategica: quattro azioni per i brand italiani
Lo studio definisce quattro azioni chiave per competere nella nuova discovery economy:
- Riallocare i budget – almeno il 35% degli investimenti advertising deve essere destinato alle piattaforme social, con oltre il 55% nei mercati più digitalizzati.
- Collaborare con i creator – partnership con mega-influencer nei mercati orientali e reti di creator professionali in quelli occidentali.
- Intercettare le nuove generazioni – costruire strategie social-first su Instagram e TikTok per i futuri acquirenti di lusso.
- Posizionamento premium integrato – creare contenuti che valorizzino artigianalità e autenticità, rafforzando la disponibilità a pagare un prezzo più alto.
Il nuovo imperativo competitivo
Il Made in Italy mantiene un appeal globale, ma per sbloccarne il pieno potenziale occorre agire subito sui social media. La ricerca evidenzia un punto di non ritorno: la discovery social è ormai la leva principale di crescita e valore percepito. “Ritardare significa competere per i consumatori di ieri con i canali di ieri”, conclude Burchi. “I brand che investono oggi nei social media si assicurano i consumatori di domani.”




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