Viviamo un tempo dominato da informazioni continue, algoritmi onnipresenti e fonti sempre più ibride e distinguere tra verità e finzione è diventata un’impresa quotidiana. È quanto emerge dalla ricerca “Senza filtri: l’informazione nell’epoca della disintermediazione tra opportunità e caos”, realizzata a maggio 2025 da AstraRicerche per INC – PR Agency content First, e presentata in occasione del 50° anniversario dell’agenzia.
Il quadro che ne esce è quello di un’Italia profondamente disorientata: l’83,8% degli intervistati ammette di aver creduto almeno una volta a una fake news e il 42% dichiara di aver condiviso notizie poi rivelatesi false. Nonostante ciò, 7 italiani su 10 continuano a informarsi tramite televisione e, sorprendentemente, oltre il 60% attraverso amici e conoscenti, canali che vengono però ritenuti tra i meno affidabili.
“In questo contesto, fatto di informazione onnipresente e fiducia intermittente, emerge, da parte degli Italiani, una domanda di competenza e affidabilità che chiama in causa tutti noi che ci occupiamo di comunicazione: giornalisti, influencer e creators, professionisti che operano in azienda e nella consulenza”, afferma Pasquale De Palma, Presidente e Amministratore delegato di INC. “Il rischio che una fake news, alimentata da algoritmi, intelligenze artificiali e condivisioni inconsapevoli, possa danneggiare la reputazione di un’azienda o di una NGO, è reale e tangibile. Ed è un rischio che va gestito con attenzione e professionalità.”
La sfida non è solo distinguere tra vero e falso, ma costruire – e ricostruire – ogni giorno la fiducia. Una sfida che riguarda cittadini, giornalisti, brand, istituzioni.
Il paradosso del cittadino informato (ma non troppo)
Gli italiani, secondo la ricerca (basata su 1.023 interviste su un campione 18-70 anni), dedicano sempre meno tempo all’informazione: il 63,5% vi dedica meno di 30 minuti al giorno, e solo il 13,4% supera l’ora. Ma il dato davvero emblematico è che l’80% ammette di avere difficoltà nel distinguere una notizia vera da una falsa, e il 59,5% dichiara di leggere spesso contenuti che sembrano sospetti.
“Assistiamo a un fenomeno nuovo, che potremmo definire di masochismo informativo”, commenta Paolo Mattei, Vicepresidente di INC e coordinatore della ricerca. “Consideriamo importante l’informazione ma poi scegliamo soprattutto i canali – social media, aggregatori di notizie, amici e familiari – che pure riteniamo meno attendibili rispetto ai media tradizionali. La disintermediazione oggi è un rischio per le democrazie, fortemente voluta da poteri politici ed economici e dagli interessi delle piattaforme social, che la guidano e la alimentano, sempre perseguendo un interesse personale che non coincide con la verità.”
Media tradizionali vs. digitali: chi vince in affidabilità?
La televisione (42,3%) e i quotidiani (40,8%) sono ancora percepiti come le fonti più affidabili, mentre social network e strumenti di messaggistica, pur molto usati (oltre il 60% di utilizzo), godono di una fiducia inferiore. Anche le fonti umane – amici e conoscenti – sono consultate dal 61,6%, ma considerate affidabili solo dal 29% degli intervistati.
“Urge colmare il divario tra consumo e fiducia, investire in alfabetizzazione mediatica per dotare i cittadini degli strumenti per orientarsi, e definire un quadro di regole che responsabilizzi tutti gli attori dell’ecosistema informativo, vecchi e nuovi”, spiega Cosimo Finzi, Direttore di AstraRicerche. “La richiesta non è di tornare al passato, ma di costruire un futuro in cui la libertà di informazione sia sinonimo di qualità e non di caos.”
I nuovi comunicatori? Sì, ma con regole
Il 62,3% degli italiani vorrebbe che le regole deontologiche dei giornalisti fossero estese a tutti i comunicatori online. Ma resta anche una forte sfiducia: il 50,1% pensa che persino molti giornalisti non rispettino i propri codici etici. Quanto al controllo delle fake news, il 65% auspica una selezione imparziale di chi verifica i contenuti, mentre il 60,8% teme il controllo lasciato solo agli utenti.
Il timore dell’intelligenza artificiale
L’AI non sfugge alla sfiducia: il 58,4% teme che generi notizie non corrette, il 57% che riduca la capacità critica del lettore. E sebbene il 70% degli utenti sia consapevole che i portali online personalizzano i contenuti, questa pratica è vista come una minaccia alla varietà dell’informazione (per il 61,8%) e alla formazione di un’opinione consapevole.




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